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la tecnologia desta le masse da un indolente torpore...
Albert Einstein
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Attenti all'iPhone Stampa
venerdì, 01 agosto 2008
Trust vuol dire sicuro. Sicuro che potrai fare solo quello che dice steve jobs.
Col nuovo aggiornamento del firmware, oltre ad essere disattivati i vari iPhone craccati, sarà tolta qualsiasi libertà di scelta in ambito software.
Come riporta il Disinformatico, l’apparecchio Apple possiede un chip con specifiche trusted computer che non erano mai state attivate fino ad ora. Il nuovo firmware, invece, sarà interamente basato sulle specifiche del chip integrato.
Questo significa solo software certificato Apple sul melafonino, i software open source e freeware per l’iPhone potranno anche chiudere i battenti.

Questo è il cancro alla base del Trusted Computing: non siamo più padroni di usare i nostri computer o cellulari o lettori MP3 nel modo che vogliamo noi.
E allora mettiamo le ali e scrutiamo l'orizzonte: come per i sistemi operativi, dove GNU-Linux ha scalzato l'egemonia di Windows, stanno nascendo componenti hardware competitivi e aperti.
E' il caso di Neo FreeRunner un phone all'altezza e su cui puntare.

Fonti:

Attenti all'iphone
Trust Iphone
(http://owblog.wordpress.com/2008/07/08/iphone-e-trust/ )

Ultimo Aggiornamento ( venerdì, 01 agosto 2008 )

Rappresentanza politica e spaesamento Stampa
lunedì, 16 giugno 2008
In questo periodo molti sono spaesati dalla mancanza di una componente politica che li rappresenti.
Non parliamo solo di coloro che hanno perso le scorse elezioni politiche e non hanno nessuno in parlamento, smacco dovuto essenzialmente alla incapacità di una classe dirigente politica, ma di chi ha sempre avuto un pensiero diverso dall'attuale e non ha trovato sbocchi di rappresentanza in una situazione locale o nazionale nonostante la collisione del pensiero poteva fra sembrare che gli sbocchi ci fossero.
Ci sembra che colga il punto Umberto Galimberti in suo scritto che vi proponiamo di seguito.
From by RomGroup

"Non pensiamo mai agli effetti esistenziali che può produrre la scomparsa di una rappresentanza politica, al senso di spaesamento che sconcerta gli individui, fino a dar loro l'impressione di essere fuori dalla storia o di essere appartenuti a una storia ormai fuori corso, nonostante che i valori rivendicati e testimoniati nella loro biografia appaiono a essi ancora validi, anzi fattori essenziali per una società in cui riconoscersi.

Per molti la politica non riveste alcun interesse, per altri ha i tratti di una partita di calcio dove chi vince si esalta e chi perde per qualche giorno si deprime, ma ci sono anche persone che, non vedendo i valori per cui sono vissuti rappresentati da nessuno, avvertono una sorta di esclusione sociale, assaporando fino in fondo l'impotenza del singolo a cambiare una società che si muove non in un'altra direzione, ma in nessuna direzione, mentre il vuoto d'orizzonte è riempito da un appiattimento su un presente momentaneamente saturato da gratificazioni consumistiche e da competizioni individuali sui posti di lavoro dove si è persa ogni traccia di solidarietà. Confrontandosi con gli altri, queste persone appaiono ingenue, i loro valori illusioni tramontate, l'immagine che a loro ritorna è quella di chi si è ingannato per una vita e ancora non ha capito che la solidarietà e l'aiuto reciproco sono le virtù dei deboli o comunque di chi non ha la forza di affermarsi sugli altri.

Le idee per cui queste persone sono vissute vengono confinate nelle "ideologie" e la loro storia relegata nella "storia del secolo scorso". In questo modo si sentono "vecchi" se non addirittura fuori dalla storia. La loro depressione non è esistenziale, ma l'effetto di una crisi culturale. E siccome non riescono ad aggrapparsi alla gioia diffusa dalla pubblicità televisiva, guardano al futuro senza speranza, in una sorta di resa, perché le loro idee e i loro valori a livello politico non li rappresenta più nessuno.

Ma grazie a Dio non possono cambiare idee se non sconfessando la loro biografia. E c'è solo da sperare che questa loro ostinazione possa essere raccolta da qualche istanza politica capace di dire ancora e nonostante tutto che una società non ha futuro a colpi di sfrenato individualismo e indifferenza per chiunque ci passi accanto più debole o più sfortunato di noi.
"
Ultimo Aggiornamento ( lunedì, 16 giugno 2008 )

Non solo, anche questione di soldi Stampa
martedì, 03 giugno 2008

Quello che dicevamo da anni sul software libero ora viene considerato anche dalla Microsoft come una verità e una spiegazione del perchè l'Open Source sia il maggior pericolo per l'economia delle licenze d'uso ma non per le tasche degli utenti.

Il mondo dell'informatica sta cambiando, il modo in cui viene inteso oggi il computer è diverso da quello di qualche anno fa, gli utenti sono diversi, come scrivono oggi in un articolo su zeusnews. Se Google, l'ultimo avversario in ordine di tempo, è "un concorrente spaventosamente forte", il nemico più pericoloso è un altro: "l'open source (linux e il free software) è potenzialmente molto più distruttivo" per gli affari di Microsoft.

Secondo Ray Ozzie, chief software Architect di Microsoft, i punti di forza del software a sorgente aperto sono due: non dover rendere conto agli azionisti e l'essere presente in forze nel settore enterprise.

Gli azionisti possono infatti rappresentare una sorta di zavorra quando si tratta di innovare e la presenza nel settore enterprise, invece, è un problema più serio: le aziende che hanno adottato software open source e lo continuano a usare sono probabilmente soddisfatte dei prodotti che impiegano e non possono essere spaventate come gli utenti abituati a Windows.

Noi di Rom Group e tutta la comunità che sviluppa software libero sostiene che la vera forza insista del software libero e' la concezione di una economia diversa, flessibile e fluida, senza elefanti che ne ostacolino lo sviluppo, ma che attraversa milioni di soggetti direttamente interessati e non solo pochi individui

Ecco quanto potrebbero risparmiare di licenze d'uso gli enti locali italiani ogni anno - secondo uno studio del 2006 di F.Marzano pubbliacato da MC Graw Hill nel Febbraio 2008 - se usassero software libero ed open source.

From by RomGroup
Ultimo Aggiornamento ( martedì, 03 giugno 2008 )

Scuola:il computer in sala mensa Stampa
venerdì, 09 maggio 2008
Succede nella scuola pubblica italiana che la tecnologia informatica avanzi velocemente e con essa la cultura nell'uso etico e professionale dei sistemi. Molte scuole usano Sistemi Operativi Liberi come Linux nei propri laboratori e nelle proprie aule informatiche.
Dove esiste uno o piu operatori volenterosi si cambiano i sistemi, windows viene scalzato e sostituito o , quando va male , almeno i software sotto vista o xp risultano essere liberi.
Succede pero' che ogni tanto avviene un dejavu e la sensazione di aver già vissuto quello che si sta raccontando. Per qualcuno è materia ormai assodata che fa sorridere.
Questo è quello che è successo in una scuola italiana, con tre aule informatiche sotto Linux, risparmio di costi e innalzamento della tecnologia, professori altamente qualificati. Solo di un neo non si è tenuto conto: del computer in sala mensa...ops, in sala professori. E si sa come sono alcuni professori, sempre di meno però. Ed 11 di loro su 170 in tutta la scuola hanno presentato questa simpatica petizione di involuzione tecnlogica.

Alla cortese attenzione del prof. XXXXXX XXXXXXXXX

Dal basso della nostra umilta' e con la testa sotto i tuoi piedi (che tu ti puoi anche muovere!) i colleghi firmatari e poco edotti di strategie informatiche,

CHIEDONO

per pieta' di METTERCI IN CONDIZIONE DI USARE il gia' modesto supporto informatico della sala professori TOGLIENDO LINUX e RIPRISTINANDO WINDOWS. Grazie! E ancora grazie!

------------------------------------------------------ SITUAZIONE TIPO

Insegnante (ignorante) ai colleghi presenti in sala Proff.
"Scusa, collega! Che sai usare questo programma?"

Ins #2 "Quale? Quello? No, non so nemmeno come si chiama..."

Ins #3 "Io qualcosa ci capisco... Che devo fare?"

Ins #1 "Vorrei semplicemente copiare una griglia di valutazione sulla mia penna USB."

Ins #3 "Ah, OK! Proviamo: allora... qui c'e' la cartella docenti... Apro, faccio "copia" o "invia a" che faccio?"

Ins #1 "Boh, fa come vuoi. Basta che lo fai..."

Ins #3 "Allora... copio e salvo con nome.. Poi dov'e' andato il file?"

Ins #1 "Boh, io non lo so..."

PAUSA

Ins #1 "Allora?"

Ins #3 "Scusa, ma io devo andare in classe"

(sono passati 12 minuti)

Ins #1 "Vabbe'! Grazie lo stesso.... Scusate, qualcuno sa usare questo computer???"

Ins #4 "Io"

Ins #1 "Oh, Deo gratias! Mi puoi mettere il file con la griglia sulla pen-drive?"

Ins #4 "Certo: apro il file, faccio "INVIA" e mi da e-mail evolution..."

Ins #1 "No, non e' una mail... Mi serve sulla penna Vai su "invia a" e scrivi qualcosa..."

Ins #4 "No, non si fa cosi'... Pero' non mi ricordo! Lo uso talmente poco questo sistema...."

Ins #1 "Avevi detto che lo sapevi usare..."

Ins #4 "Si, pero' solo per scrivere...."

Ins #1 "Ho capito, grazie comunque"

(sono passati 20 minuti)

Ins #1 "AIUTO!!!"

Ins #5 "Vuoi un consiglio? fatti una fotocopia e riscriviti il file a casa..."

Ins #1 "Dici? Ok. Ora "fotocopio" lo schermo col cellulare e a casa me lo rifaccio"

(ore 13:20 - Suona la campanella....")

Grazie e un po' di comprensione!!!

dalla lista scuola AT lists DOT linux.it
Ultimo Aggiornamento ( venerdì, 09 maggio 2008 )

Un vero cavaliere Stampa
giovedì, 01 maggio 2008

Shaaaaaaaane!!!! Tornaaaaaaaaa!!!
Il bambino guardava il cavaliere della valle solitaria allontanarsi lentamente. L’urlo era disperato, era l’urlo dell’ultima possibilità. Torna, ti prego… Il cavaliere divenne un punto all’orizzonte. Era un punto che apparteneva ormai alle sterminate praterie, alle profonde valli solitarie. Il suo nome era sinonimo di giustizia, significava libertà. Il suo cuore generoso si apriva all’azzurro inseguendo il sole, un sogno, un dolore.

Non tornerà, gli disse il padre. E’ giusto così. Conservane la memoria nel tuo cuore. Il bambino guardò il padre, l’orizzonte, poi di nuovo il padre che seguì nella casa di legno. Musica western, titoli di coda…

La signora Bereni accese le luci, si chinò e contò ad uno ad uno i bambini che seduti sotto il tavolo della sua cucina erano ipnotizzati dal primo, dall’unico televisore del quartiere. La signora Bereni sapeva che quei dieci monelli non si sarebbero alzati finché non avrebbero letto la parola FINE.

brano tratto dal blog di Tontolino
Ultimo Aggiornamento ( giovedì, 01 maggio 2008 )

Bongo Stampa
lunedì, 17 marzo 2008


Viene da una vecchia canzone italiana anni quaranta che diceva press’a poco così: “Bingo Bango Bongo stare bene solo al Congo non mi muovo no no. Non voglio scarpe strette sigarette treni e tassì. Molto meglio anello al naso io rimango qui”.
Era una canzonetta razzista, anche se di un razzismo magari “innocente” e non malevolo, da “buon selvaggio”, ma i tempi di quell’innocenza sono finiti, e non è un caso che Umberto Bossi in una trasmissione a Radio Padania nel 2003 abbia tranquillamente chiamato gli immigrati africani “quei Bingo Bongo” a cui le leggi italiane, chissà perché, vogliono dare una casa se lavorano e pagano le tasse.
Ma sia chiaro, sia chiarissimo, che a noi questo termine ricorda solo il movimento dei fianchi di una Sofia Loren giovane, prosperosa e smaliziata anni 60 in uno dei soliti film con Mastroianni e anche per questo siamo sul linuxfeed http://bongolinux.com , oltre che per motivi di aggregazione tematica e basta! :-)
Ultimo Aggiornamento ( lunedì, 17 marzo 2008 )

Cuba Libre... Stampa
sabato, 15 marzo 2008


E’ finito il socialismo a Cuba. Potete crederci, lo dice Vittorio Zucconi su Repubblica di oggi: “E’ l’elettricità ad annunciare la fine ormai inevitabile dell’ultima isola rossa del mondo”. E nelle pagine interne esultano i soliti Omero Ciai e Carlos Franqui.
Che è successo di tanto clamoroso? Che il governo cubano ha autorizzato l’acquisto di computer e lettori DVD.
Tutto qui? Direte voi. Sì, tutto qui. I cubani chiedono una qualità della vita un po’ più ricca, anche di beni di consumo, e il governo autorizza la vendita di computer e DVD.
Ad Haiti o in Ruanda non ce l’hanno il computer, né chiederebbero di poterselo comprare. Anche se avessero qualche dollaro lo spenderebbero per non morire di fame o per comprarsi qualche medicina.
A Cuba invece, paese che farebbe la fine di Haiti e del Ruanda se dipendesse da Omero Ciai o dai simpatici vicini del nord, il problema della gente è comprarsi il computer o il DVD.
Gabriele Carchella, una nuova entry del Tirreno, si affretta a spiegarci che il computer “resta per i cubani un perfetto sconosciuto”. Manca solo che ci racconti che per le strade dell’Avana la gente si veste con pelli di leopardo e per vivere caccia brontosauri.
Peccato che in ogni classe di ogni scuola cubana c’è un computer e il livello di alfabetizzazione informatica dei cubani è senz’altro più alto di quello degli italiani.
Ma si sa, internet è proibita... Beh, fate questa prova, andate su un sito di amicizie e chat come ce ne sono tanti in rete, per esempio www.latinamericancupid.com, e guardate se ci sono o no cubani. Forse sono inserzioni vecchie e li hanno già arrestati tutti, o sono tutti della polizia segreta del regime...
Infine il must di questi ultimi tempi: Cuba sta seguendo il modello cinese, libertà economica e niente diritti civili. Vagli a spiegare che il modello cinese ha come presupposto fondamentale la libertà di impresa e il mercato selvaggio e questo a Cuba non ci sarà mai, a parte il fatto che in Cina lavorano da schiavi e ci sono le esecuzioni di massa in piazza (ma questo non impedisce ai paesi “democratici” di intrattenere normali rapporti diplomatici e commerciali con Pechino).
Ci sembra che questi giornalisti non dovrebbero scambiare i loro desideri per realtà. La libertà di comprarsi un computer non ha niente a che vedere con la reintroduzione del capitalismo, che i cubani non vogliono, ma è solo un modo di permettere alle famiglie qualche bene di consumo in più. Non ci vediamo niente di male.
Ma poi se bastava dare i computer ai cubani per sconfiggere il socialismo, perché c’è l’embargo? Perché allora gli Stati Uniti non hanno inondato l’isola di lavatrici, o magari di collanine di perle come si faceva una volta con i selvaggi? Mistero...
Certo, il governo cubano sbaglierebbe se pensasse di risolvere i problemi della vita quotidiana solo consentendo a chi può permetterselo di riempirsi di beni di consumo. Ci sono dei rischi non indifferenti di una differenziazione di classe fra chi lavora con il turismo e i ceti professionali a reddito fisso e questo va evitato come la peste. Ma a Cuba questo lo sanno, e la speranza è che con i processi di liberazione e integrazione latinoamericana (in barba a Omero Ciai) saranno possibili ben altri miglioramenti. Altro che DVD!
Per Senza Soste, Nello Gradirà
Ultimo Aggiornamento ( sabato, 15 marzo 2008 )

Votate... per dio! Stampa
mercoledì, 27 febbraio 2008

"L’arte e la parte insieme mi autorizzano ad affermare che votare scheda bianca è una manifestazione di cecità altrettanto distruttiva dell’altra, O di lucidità, disse il ministro della giustizia, Che cosa, domandò il ministro dell’interno, ritenendo di aver udito male, Ho detto che votare scheda bianca si potrebbe considerare come una manifestazione di lucidità da parte di chi l’ha fatto, Come osa, in pieno consiglio del governo, pronunciare una simile barbarità antidemocratica, dovrebbe vergognarsi, non sembra neanche un ministro della giustizia, sbottò quello della difesa."Saggio sulla lucidità - 2004- José Saramago - Einaudi, Torino

L'astensione elettorale e' sempre da condannare.
Cosi' dice il sondaggio e lo studio di alcuni giornali e media di anni fa, considerando la partecipazione democratca alla vita del paese un diritto e un dovere necessario.
Ma se succedesse come succede nel libro del portoghese José Saramago dal titolo Saggio sulla lucidità, dove l'autore descrive "un diluvio di schede bianche che spiazza il potere: prima lo stupore e lo scandalo, poi l’indignazione ed infine una reazione autoritaria, lo stato d’assedio e la repressione. Il governo non trova di meglio che accusare gli elettori di essere dei rivoluzionari anarcoidi.
La politica, sostenuta da una stampa servizievole quando non addirittura complice, non s’interroga su se stessa, non si fa domande sui motivi veri per cui la gente, votando scheda bianca, ha voluto comunicare la sfiducia verso qualsiasi schieramento politico: centro, destra o sinistra. Si autodifende con lucido cinismo, criminalizzando quello che in un regime democratico è un gesto legale: il voto libero e segreto."

Ultimo Aggiornamento ( mercoledì, 27 febbraio 2008 )

Eufemismi pericolosi Stampa
martedì, 12 febbraio 2008
"Il vocabolario B consisteva di parole create deliberatamente per scopi politici, vale a dire parole che non solo avevano sempre un significato politico, ma erano precisamente intese a imporre un atteggiamento mentale, in una direzione desiderata, nella persona che ne faceva uso […] Le parole B erano sempre parole composte. Consistevano in due o più parole, ovvero porzioni di parole, combinate assieme in una forma che fosse di semplice pronuncia. L’amalgama che ne risultava era sempre un sostantivo+verbo, e si coniugava secondo le regole ordinarie […] Nessuna parola del vocabolario B era ideologicamente neutra. Gran parte erano eufemismi. Parole, ad esempio, come svagocampo (campo per i lavori forzati) o Minipax (Ministero della Pace, e cioè Ministero della Guerra) significavano quasi puntualmente l’opposto di quel che sembravano in un primo momento."

- "I principi della neolingua", Appendice a 1984 di George Orwell

Gli eufemismi ammazzano la gente, ammazzano tua madre, annientano tuo figlio, divorano adulti e bambini. Gli eufemismi raschiano l'interno di esofago e polmoni. Gli eufemismi sono cancro, buttano metastasi come ragnatele, catturano le parole, strangolano l'intelligenza finché non ti fanno morire. Letteralmente, morire.

Endlösung, "soluzione finale", fu il capolavoro tra gli eufemismi. Col tempo ha perso l'intonaco di pudicizia e ipocrisia, e si è fuso alla realtà abietta che intendeva mascherare. Gli eufemismi funzionano sul breve-medio periodo, poi cessano di essere tali. A distanza di pochi anni, nessuno usa più l'espressione "guerra umanitaria", nessuno vanta più "bombardamenti chirurgici" a colpi di "bombe intelligenti", anche "danni collaterali" è caduto in disuso. Quelle espressioni hanno ormai l'accezione negativa che erano nate per evitare.

"Termovalorizzatore" al posto di "inceneritore". Coniando il nuovo termine, si è spostato l'accento da quello che certamente rimane (residuo tossico: 1/5 di scorie, senza contare i fumi prodotti dalla combustione) a quello che presuntamente si produce (un valore, energia, vantaggio economico). Chi dice "No al termovalorizzatore!" ha già perso, perché ha accettato l'eufemismo, il frame. Discute sul terreno dell'avversario, e in apparenza si oppone a un valore, a qualcosa di "buono". "I termovalorizzatori sono la soluzione": lo ripetono, lo cantano in coro, martellano, rintronano, tutti d'accordo erigono la grande muraglia del conformismo sul tema dei rifiuti. Tutte concordi, le voci ufficiali. Chissà perché, al dunque, le popolazioni non ascoltano, non obbediscono. Inceneritori. Processo fondato su un principio obsoleto, di quando c'erano i miniassegni e Bill Gates era povero. Tecnologia vecchia come i neuroni di questa nazione, vecchia ma col muso impiastricciato di cerone, come i grugni della casta e dell'orribile classe intellettuale italiana. Tecnologia vecchia fa buon brodo. E allergie, malattie respiratorie, tumori. Costi sociali. Spese sanitarie che schizzano alle stelle. Macchina energivora, ruota del karma di circoli viziosi, che deve funzionare sempre, senza sosta, ed esistendo incentiva a produrre rifiuti. La spazzatura diviene il mezzo, l'inceneritore il fine. Esistono alternative. Concrete. Praticabili. Praticate (altrove). Pochi ne parlano [*]. Nemmeno queste, tuttavia, sono la endlösung del problema-pattume. La "soluzione finale" sarebbe, semplicemente, produrre meno rifiuti. Produrre meno stronzate usa-e-getta. Produrre meno, usare di più. Lo abbiamo già scritto: link non c'è un modo "giusto" di produrre oggetti inutili. Il problema siamo noi, non i rifiuti. Il problema siamo noi, non la camorra. O meglio: la camorra siamo noi. I discorsi sulle ecomafie sono veri e necessari, ma possono trasformarsi in diversivo. Tutti noi siamo "ecomafiosi", chi più chi meno. E' il nostro stile di vita a essere "ecomafioso", è il consumo fine a se stesso ad essere ecomafiogeno. Non c'è camorra che possa smaltire o sversare illegalmente rifiuti che non vengono prodotti, ma noi li produciamo, li produciamo eccome, e sempre di più. In Italia, +20% di rifiuti urbani per abitante dal 2003 al 2005.

E così ci ritroviamo con più packaging e pacchetti, ci ritroviamo con più sacchetti, con più imballaggio, più scatolame e barattolame e bidoname e fustiname, più flaconeria, sifoneria, tubetteria, più gadget insensati, più telefonini, videofonini, tivù-fonini da cambiare ogni sei mesi, più instant-libri di comici che invecchiano dopo un mese e non facevano ridere nemmeno da attuali, più kleenex tovagliolini salviettine fazzolettini (usa il fazzoletto di cotone, porcozzìo!), più buchette della posta intasate da decine di dépliants giganteschi di ipermercati, più bottiglie e bottiglioni d'acqua minerale anche dove l'acquedotto fa i miracoli e i rubinetti colano oro, "Sì, ma quella che compro è iposodica!", già, e mezz'ora dopo bevi il ghètoreid, o l'ènergheid, o il pàuereid, perché sei un mèntecheit!

Tutto torna, quel che semini raccogli. Consuma, sperpera, spreca, logora, getta via. La tua merda polimerica brucerà (o meglio: sarà "termovalorizzata"), i tuoi cari (o i cari di qualcuno) inaleranno, metastasi, metastasi, metastasi, tumore.

Termovalorizziamoci, giochiamo con le parole, questa è la strada, la via del futuro che abbiamo alle spalle.

Oppure c'è un altro modo: termovalorizzare chi ci governa, ci ipnotizza, ci sfrutta, ci compra e ci rivende, ci consuma.

Ultimo Aggiornamento ( martedì, 12 febbraio 2008 )

Monnezza inside Stampa
sabato, 22 dicembre 2007

Quest'anno l'augurio di un anno nuovo diverso, riciclabile e rinnovabile lo inviamo a tutti i cittadini di Guidonia Montecelio
Buone Feste e Felice Anno nuovo


Ultimo Aggiornamento ( sabato, 22 dicembre 2007 )

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